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Veltroni e l'ossessione della permanenza

Sul profilo Facebook, su questo blog, via sms, al cell piove l'indignazione, il sarcasmo, la rabbia per quanto sta accadendo al Partito democratico. La rete è un vulcano di parole infuocate e io provo a raccoglierle per nutrire le idee che porterò alla riunione della direzione nazionale del Pd di domani. Vorrei davvero che fosse possibile arrivare a questo importante appuntamento mescolando le riflessioni che ci agitano e per questo vi sottopongo le mie.
Io credo che la crisi che viviamo abbia la potenzialità di sfociare in un colossale naufragio per questa esperienza collettiva che è il Pd, oppure essere una grande opportunità per far nascere veramente il partito. La soluzione che Generazione U, figlia di un'altra esperienza collettiva di un qualche successo come quella della rete e del web 2.0, indica al Pd è sempre la stessa: democrazia diretta. Primarie aperte, referendum interni, protagonismo della base, rovesciamento della piramide, rinnovamento generazionale, no ad ogni involuzione oligarchica. La risposta che sembra arrivare dalla massima dirigenza del partito è sempre la stessa: chiusura a riccio, sindrome da fortino assediato, ossessione per la permanenza, elevazione a sistema dei meccanismi oligarchici, rinnovamento inefficace e attuato solo per via cooptativa.
Sui giornali si leggono ricostruzioni della riunione del coordinamento nazionale (per gli amici, caminetto) che raccontano una volontà espressa di rinunciare allo strumento delle primarie: sarebbe il tradimento definitivo del moivo fondante del Pd. Nata e legittimata dalle primarie, la segreteria Veltroni ora vuole caratterizzarsi per l'utilizzo del frangente di crisi per stringere ancora di più il controllo del partito: le nomine di Roberto Morassut qualche settimana fa alla guida del Pd del Lazio e di Massimo Brutti come commissario nella delicatissima situazione abruzzese, danno volti e nomi alla tentazione. Di contro, dalemiani e margheritini "ostili" puntano ad una sorta di condizionamento permanente della segreria veltroniana, mai amata.
Questo schema si regge tutto sul passato che ha generato il Pd. Del futuro possibile del Pd stesso nessuno si interessa. Coloro che intendono lavorare per un rinnovamento radicale, assolutamente necessario e urgente, del partito devono invece parlare di futuro. E il futuro è il modello digitale offerto dalla rete come metafora politica, dove la democrazia diretta è il perno. Nell'immediato questo vuol dire coinvolgimento di tutta la base dei simpatizzanti del Pd per la definizione delle liste per le europee con primarie aperte, ad esempio. Vuol dire anche responsabilizzazione per Veltroni e annuncio, che mi aspetto, di non essere un uomo ossessionato dalla permanenza.

Mario Adinolfi

Pubblicato il 18/12/2008 alle 18.31 nella rubrica Diario.

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