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IN QUESTE FACCE NON CREDIAMO PIU'

Il progetto era quello giusto. Il progetto è quello giusto. Costruire un moderno partito popolare e di progresso, opposto al campo conservatore, agganciato sul piano internazionale alle esperienze di stampo anglosassone che vanno dal New Labour ai Democrats americani. Il progetto resta valido, anni luce più avanti del partito della reazione conservatrice e protezionista, guidato senza democrazia interna da un padrone arguto ma non particolarmente illuminato, che ha come ideologo un noglobal di ritorno e fuori tempo massimo.

Risultato: nord ai federalsecessionisti della Lega, sud all'ambiguo Raffaele Lombardo, Roma alla vecchia guardia ex missina, l'Italia a Berlusconi.

Ci si può chiedere, ora, come possa il gruppo dirigente del Partito democratico far finta che nulla sia accaduto, trincerarsi dietro una generica "amarezza" e un'altrettanta generica necessità di "tenere botta"? Si può perdere di dieci punti le elezioni politiche, consegnare ad Alleanza nazionale il Campidoglio, gettare nello sconforto milioni di italiani e restare al proprio posto, disprezzando così la regola prima della democrazia che è quella per cui si "rende conto" delle sconfitte?

La sconfitta è colpa loro, di questa pattuglia di oligarchi tra i cinquanta e i sessant'anni che stanno provando a perpetuarsi anche davanti a questo disastro. Io chiedo conto a Goffredo Bettini, che ha affermato testualmente che se il Pd non avesse toccato l'asticella del 35% avrebbe tratto le conseguenze. Il Pd è al 33,1%, cosa aspetta Bettini? Io chiedo conto a Massimo D'Alema, che ride sotto i baffi, pronto all'ennesima riedizione di una resa dei conti stucchevole e ormai anche un po' patetica. Io chiedo conto a Francesco Rutelli, che ha prima avvelenato i pozzi della democrazia con gli imbrogli sulle tessere della Margherita per tenere stretto il proprio potere e ora chiede addirittura come "premio" la vicepresidenza del Senato o persino la presidenza del gruppo Pd a Palazzo Madama. Io chiedo conto a Piero Fassino, che con la moglie ora fa undici legislature e mi pare che possa bastare così. Io chiedo conto a Giuseppe Fioroni che ha avuto l'impudenza, in nome del rinnovamento al femminile, di far diventare parlamentare della Repubblica la propria segretaria personale e la figlia ignara dell'amico ex ministro. Io chiedo conto a Arturo Parisi che ha sempre la solita spocchia da diversità antropologica, anche quando piazza l'assistente personale alla Camera con la solita logica di cui sopra. Io chiedo conto a Rosy Bindi che ora spera tanto che il disastro la trasformi in presidente del Pd, così, nella logica secondo cui tutto si deve tenere altrimenti tutto crolla.

Io chiedo conto a Walter Veltroni, il migliore tra noi, che ha cambiato la politica italiana prima battendosi per far nascere il Pd e poi con il passaggio dello strappo dalla sinistra radicale. Ma Veltroni è ormai logoro, è responsabile di aver provocato un'accelerazione del quadro politico per arrivare precipitosamente a queste elezioni, ancor di più è responsabile per aver barattato la poltrona in Campidoglio con il silenzio rutelliano nella delicata fase delle primarie. Gli chiedo conto perché la sua sconfitta è in tutto simile alla sconfitta di Lionel Jospin in Francia, costretto a cedere il passo alla destra più destra e la dignità vuole che dopo una sconfitta così, come minimo, ci si dimette. In qualsiasi paese del mondo sarebbe già accaduto.

Mi si fa notare: ma come facciamo senza Veltroni? "Non c'e alternativa a Walter". Finché si asseconderà l'oligarchia che non vuole alternative a se stessa, questo è senz'altro vero. E per lo stesso motivo, è ora il momento di aprire un fronte di battaglia politica interna al Pd per creare questa alternativa.

Walter Veltroni ha fatto nascere il Partito democratico e gli organismi dirigenti di Ds e Margherita che l'hanno accompagnato nella guida di questo processo sono stati gratificati con un altro quinquennio di privilegi e onori sul piano parlamentare. Ultimo giro di giostra. Ora deve partire il rinnovamento vero, non il rinnovamento costruito su brave ragazze obbedienti e figli di papà.

Veltroni ha fatto nascere il Partito democratico, ora devono nascere i democratici. Veltroni e il gruppo dirigente del Pd convochino subito l'assemblea costituente, si presentino a quell'organo dimissionari e non ricandidati. Si elegga un comitato di reggenza e si vada a un congresso straordinario a ottobre.

Il loft non ascolterà questo grido, si chiuderà e si farà qualche altro caminetto perché l'oligarchia sa che se apre una crepa crolla tutto, Non vedono che è già crollato tutto. In questa cecità irresponsabile sta tutta la condanna per il loro comportamento e sta il motivo per cui noi in queste facce non crediamo più.

Il progetto è quello giusto, ma un progetto nuovo cammina su gambe nuove. Una stagione si è chiusa, si è chiusa comunque. Il mio appello va a tutte le democratiche e i democratici di buona volontà affinché facciano sentire la loro voce senza paura, immaginando che l'alternativa che sembra impossibile è nella loro voce, nella loro energia, nella loro ansia di mettersi alle spalle la pagina politicamente più triste del passato recente.

Autoconvochiamoci, anzi, autoconvocatevi. Io verrò volentieri ad ascoltare, in silenzio, che per la mia parte mi sento responsabile di questa sconfitta e dunque sono unfit to lead change, inadatto a guidare qualsiasi cambiamento, anche perché in quel che mi veniva raccontato ho in fondo creduto e fatto credere, come sotto ipnosi. Ma cambiamento, ora, deve essere.

Perché cos'altro deve ancora accadere perché l'oligarchia del centrosinistra arrivi a comprendere che nelle loro facce l'Italia non crede più?

Cambiamento, ora. Anche perché è ora o mai più. Fatto il Partito democratico, facciamo i democratici.

Forza, il futuro c'è.

Mario Adinolfi

Pubblicato il 29/4/2008 alle 17.9 nella rubrica Diario.

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