perlaBasilicata | Il Cannocchiale blog
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Le proposte dell'onda welfare e diritto allo studio
post pubblicato in Diario, il 18 novembre 2008


Il workshop di ieri è stato partecipato da circa un migliaio di persone, al pari degli altri due. Si tratta, evidentemente, di un dato eccezionale dal punto di vista della quantità, in piena continuità con l’assemblea nazionale nel suo complesso e con queste straordinarie settimane di mobilitazione che stiamo vivendo. Ma c’è di più. Il dato della discussione di ieri è eccezionale anche dal punto di vista qualitativo. I quasi cento interventi da tutte le città che si sono susseguiti per più di sette ore di intensa discussione segnano un deciso e importante passaggio in avanti nell’elaborazione collettiva e nella costruzione di agenda politica su temi assolutamente decisivi per il movimento.
Lo slogan che attraversa e che maggiormente caratterizza le mobilitazioni universitarie, “Noi la crisi non la paghiamo”, definisce già con chiarezza la centralità delle questioni del Welfare e del lavoro dentro la riflessione politica e i processi di conflitto che si sono dati nelle mobilitazioni di queste settimane. Sulla crisi finanziaria globale si registrano varie interpretazioni, talora contrastanti anche negli stessi ambiti del pensiero critico e radicale. In questo workshop, com’è stato più volte ribadito, il nostro obiettivo non era la definizione in termini di analisi di genealogia e tendenze dell’attuale crisi: essendo questo un tema di straordinaria importanza e attualità, preferiamo a tal fine proporre fin da subito la costruzione di uno o più momenti seminariali. Il nostro punto di partenza è stato invece la definizione del carattere politico e il terreno di lotta che attorno al tema della crisi si apre, più precisamente sul problema della decisione della distribuzione della ricchezza sociale in un contesto che dalla crisi è profondamente segnato. Il presente movimento si muove all’interno di una doppia crisi: quella finanziaria e quella dell’università. Quest’ultima in Italia assume caratteristiche peculiari, determinate dallo storico disinvestimento nel sistema dell’istruzione e della ricerca, e dalle strategie di smantellamento operate dai governi di centro-destra così come da
quelli di centro-sinistra.
In questo quadro, come emerso dalla discussione, i processi di aziendalizzazione dell’università e i tagli dei finanziamenti alla ricerca e alla formazione si accompagnano all’aumento delle spese di guerra, ai fondi statali regalati alle imprese private, al piano salva-banche. La retorica degli sprechi e del contenimento del debito pubblico, abbondantemente utilizzata dal Governo nel tentativo di giustificare i tagli mortali contenuti nella legge 133, rivela qui infatti la sua natura puramente ideologica.
Tutto ciò, soprattutto, permette di individuare nell’università un terreno di lotta di particolare importanza, a partire da cui produrre dei processi di generalizzazione del conflitto. La parola d’ordine “noi la crisi non la paghiamo” indica quindi non una semplice istanza espressa da un particolare soggetto sociale, ma la sua capacità di parlare il linguaggio dell’intera composizione del lavoro e del precariato contemporaneo, proprio in virtù della centralità di studenti e saperi nelle forme attuali della produzione. Quello della generalizzazione è uno dei punti particolarmente sottolineati nel corso della discussione, come posta in palio delle possibilità di sviluppo dello straordinario movimento che sta stravolgendo le compatibilità che si credevano imposte dal governo Berlusconi. Non a caso, la Cgil è stata costretta a indire lo sciopero generale sotto la spinta e la forza dell’onda.
Nel workshop si è prodotta una ricca discussione che ha permesso di fare un importante passo in avanti, di analisi e di merito politico, nella riconfigurazione del diritto allo studio e nelle battaglie attorno ad esso. L’attacco al diritto allo studio non assume più solo i tratti classici dell’esclusione, ma dei nuovi processi di selezione e inclusione differenziale direttamente interni al sistema universitario.
Laddove i diritti sociali non sono più garantiti dal welfare pubblico, l’indebitamento rappresenta una costrizione per continuare a soddisfare bisogni collettivi, quali ad esempio la formazione e l’accesso ai saperi. Nonostante l’irrisorio e propagandistico stanziamento di fondi per le borse di studio, strettamente regolato dal sistema meritocratico, il progetto complessivo di trasformazione dell’università va nella
direzione di un aumento delle tasse d’iscrizione.
In questo contesto, se il diritto allo studio è certamente garantito dalla Costituzione, esso è di fatto non solo disatteso nella pratica, bensì nel nuovo contesto produttivo assume nuove caratteristiche. Infatti, un numero crescente di persone entra nel sistema dell’istruzione superiore nella misura in cui sono costrette a indebitarsi e si dequalificano i saperi a cui hanno accesso. I processi di lotta si spostano quindi sul piano del mercato del lavoro (sempre più regolato e intrecciato alla produzione di saperi e formazione), dei processi di gerarchizzazione e del welfare.
Di pari passo, il diritto allo studio si riconfigura come battaglia sulla qualità dei servizi e riqualificazione e autogestione dei saperi. Allora, prendendo anche atto del fallimento delle agenzie per il diritto allo studio, la lotta contro l’aumento delle tasse e la liberalizzazione dell’accesso, si deve accompagnare a una battaglia sulla qualità dei servizi, contro i numeri chiusi, per il non ripagamento dei prestiti d’onore (ovvero il sistema italiano del debito, ancora non pienamente affermato ma in via di tendenziale espansione). Una battaglia, quindi, contro qualsiasi tentativo di scaricare su studenti e precari i costi della crisi finanziaria e dell’università. La crisi la paghino invece le banche e le imprese, i governi e i baroni, oggi tutti alleati ben al di là delle retoriche su sprechi e corruzione.
Se la sfida lanciata dal movimento ha nell’università un terreno privilegiato, deve al contempo riuscire a generalizzare le proprie istanze per poter aprire un terreno di più complessiva lotta sul welfare. Da questo punto di vista, è stato evidenziata l’inesistenza in Italia di ammortizzatori sociali e strumenti di sostegno al reddito per gli studenti e i precari. Occorre allora reclamare anche in Italia forme di erogazione, dirette e indirette, di reddito per gli studenti e i precari che vadano nella direzione dell’autonomia e dell’indipendenza e del rifiuto delle forme di precarizzazione.
La discussione ha elaborato delle proposte di agenda e campagna politica verso lo sciopero generale e generalizzato del 12 dicembre e oltre.

Una settimana di iniziative in cui far vivere i temi di una nuova battaglia su case, mense, tasse e borse di studio, sull’accesso alla cultura (fatta di autoriduzioni in teatri, cinema, musei), sulla gratuità dei trasporti (dai treni ai bus), per la riappropriazione di appartamenti sfitti, per la libera circolazione dei saperi, contro i brevetti e i copyright.

Una giornata di mobilitazione nazionale dislocata nelle diverse realtà territoriali in cui dar vita a blocchi della città, azioni, occupazioni per praticare e generalizzare lo slogan “noi la crisi non la paghiamo”.

Uno sciopero del lavoro nero degli studenti universitari e dei ricercatori precari, reclamando reddito per le attività già erogate da studenti e ricercatori precari (stage, tirocini, il lavoro didattico, di ricerca e formativo non riconosciuto).

La costruzione di un percorso di inchiesta che, dal punto di vista del metodo, dovrebbe diventare pratica centrale nella costruzione dei percorsi di lotta e di produzione di conoscenza.

Come studenti e precari sono i produttori della ricchezza sociale, e di questa ricchezza vogliamo riappropriarci.
Non vogliamo pagare la crisi finanziaria e dell’università, perché la crisi la paghino le banche, le imprese, i governi, i baroni.
Non vogliamo pagare la crisi, perché noi siamo l’onda che li mette in crisi. Fluidi, imprevedibili e irrappresentabili nel nostro movimento, e al contempo forti, potenti e liberi come una mareggiata che li travolge. Perché il nostro tempo – il tempo dell’autoriforma dell’università, della riappropriazione della ricchezza sociale e di un nuovo welfare – è qui e comincia adesso.

SALVIAMO L'UNIVERSITA'
post pubblicato in Diario, il 25 luglio 2008


DOCUMENTO DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE DELL'UNIVERSITA'
Roma, 22 luglio 2008

L'Assemblea nazionale, tenutasi il 22 luglio 2008 nell'Aula Magna dell'Universita' La Sapienza di Roma, indetta dalle Organizzazioni e Associazioni della Docenza e degli Studenti, ha discusso la gravissima situazione venutasi a determinare a seguito dell'emanazione del D.L. 112 e dei provvedimenti governativi in materia finanziaria e di pubblico impiego.
L'Assemblea nazionale assume il documento di denuncia e di protesta delle Organizzazioni sindacali e delle Associazioni del 10 luglio 2008 e condivide i contenuti delle numerosissime prese di posizione degli Organi accademici, che in questi giorni si sono espressi duramente, protestando
contro la linea governativa di strangolamento dell'Universita' pubblica.
L'opinione pubblica deve sapere che, attraverso la riduzione dei finanziamenti, il blocco del turn over, gli espliciti intenti di privatizzazione, l'attacco ai diritti degli studenti, dei docenti e dei tecnico-amministrativi (senza contratto da oltre 31 mesi e con retribuzioni insufficienti), produrra' il progressivo svuotamento degli Atenei, l'impossibilita' per un'intera generazione di giovani e di precari di entrare nei ruoli dell'Universita', difficolta' per gli studenti di accedere alla formazione universitaria a causa dell'aumento delle tasse e delle crescenti barriere formali e sostanziali, la possibile alienazione del patrimonio delle Universita' come scelta imposta per far fronte alla
mancanza di finanziamenti, la diminuzione dei servizi agli studenti e il rischio della perdita dell'autonomia, la penalizzazione, in particolare, degli Atenei del Mezzogiorno, gia' oggetto di pesanti tagli.
In una parola, scomparira' l'Università italiana come luogo pubblico di ricerca, di creazione e di trasmissione della conoscenza come bene comune.
Sara' cancellato il ruolo dello Stato nell'alta formazione, sancito e garantito dal titolo V della Costituzione.
Gli interventi governativi non sono un fatto casuale e congiunturale: essi disegnano un modello che si dispieghera' nel lungo periodo attraverso ulteriori interventi legislativi destinati a colpire e a ridimensionare lo Stato sociale nel suo complesso. Inoltre, un ulteriore impoverimento del sistema-paese deriverebbe dal fatto che, mancando i concorsi per i giovani, gli aspiranti ricercatori saranno costretti a migrare verso altri Paesi piu' ricettivi, contribuendo cosi' paradossalmente a renderli piu' competitivi rispetto al nostro.
Contro questo disegno l'Assemblea nazionale protesta decisamente, denunciando i guasti che deriverebbero all'intera comunita' nazionale dalla sua attuazione.
La classe politica deve ascoltare la nostra protesta e prendere atto che essa e' fortemente congiunta alla volonta' di cambiamento delle Universita'. Occorre offrire soluzioni credibili per far crescere e migliorare il sistema pubblico della formazione.
Pertanto, l'Assemblea nazionale:

- chiede al Governo l'immediato stralcio di tutte le norme sull'Universita' contenute nei provvedimenti governativi;

- chiede al Governo che si inverta la manovra economica, destinando alle Universita' nuove risorse economiche anche al fine di bandire concorsi per giovani, avviando cosi' la soluzione del grave problema del precariato;

- invita gli Atenei a sospendere l'avvio del prossimo anno accademico, informando e discutendo con gli studenti e con il personale tutto adeguate forme di mobilitazione;

- invita le Universita' a non approvare i propri bilanci preventivi in mancanza delle adeguate risorse economiche;

- chiede alla CRUI, al CUN, al CNAM e al Consiglio nazionale degli studenti una presa di posizione forte ed esplicita per l'apertura di un confronto inteso a promuovere i veri interessi della comunita' universitaria;

- preannuncia, a partire da settembre, un calendario di iniziative di mobilitazione nazionali e locali, per preparare una seconda manifestazione nazionale e arrivare, se necessario, allo sciopero di tutte le componenti universitarie e alla sospensione di ogni attivita' didattica;

- invita tutti i lavoratori e gli studenti delle Universita' a mobilitarsi congiuntamente, nella consapevolezza della gravita' della situazione attuale e delle prospettive future.
CONTRO LA DEMOLIZIONE DEL SISTEMA NAZIONALE DELLE UNIVERSITA'
post pubblicato in Diario, il 18 luglio 2008


Documento intersindacale sul contenuto Decreto-Legge112/08:

1. limitazione al 20 % del turn over, per gli anni 2009-2011, del personale docente e tecnico-amministrativo, dopo due anni di blocco dei concorsi;
2. ulteriori drammatici tagli al Finanziamento pubblico dell’Universita’;
3. la prospettiva della privatizzazione degli Atenei attraverso la loro trasformazione in Fondazioni;
4. taglio delle retribuzioni dei docenti e del personale tecnico e amministrativo
determineranno la scomparsa in breve tempo dell’Universita’ italiana, come sistema pubblico nazionale, previsto e tutelato dalla Costituzione, il cui mantenimento deve essere a carico dello Stato e non a carico degli studenti e delle loro famiglie.
E saranno soprattutto gli studenti ad essere danneggiati perche’ non sara’ piu’ garantita una offerta formativa di qualita’, che puo’ essere fornita solo da Atenei in cui i docenti possano svolgere - inscindibilmente - ricerca e didattica di alto livello.
Il blocco del turn over, riducendo drasticamente il numero dei docenti in ruolo, impedisce il necessario ricambiogenerazionale, aggravando ulteriormente il problema del precariato, e non consente il giusto riconoscimento del merito a quanti operano nell’Universita’.
Il mondo universitario e il Paese non possono accettare che venga smantellata l’Universita’ pubblica, che invece va riformata e rilanciata nel suo ruolo – riconosciuto a parole da tutti – di promotrice dello sviluppo culturale ed economico nazionale.
L’Universita’ non intende sottrarsi a qualsiasi tipo di valutazione che porti alla valorizzazione del merito, alla esaltazione dei risultati e all’ulteriore miglioramento del Sistema.
Per rilanciare il Sistema Universitario Nazionale e’ tuttavia indispensabile prevedere:
- maggiori finanziamenti per l’Alta formazione e la Ricerca pubbliche, adeguandoli agli standard internazionali, allo scopo di consentire a tutti i docenti di svolgere adeguatamente le loro attivita’ di ricerca e di insegnamento;
- maggiori risorse per un reale diritto allo studio;
- la riforma dell’Organizzazione del Sistema UniversitarioNazionale;
- il superamento dell’inaccettabile fenomeno del precariato, attraverso procedure di reclutamento che premino il merito;
- la riforma del dottorato di ricerca, quale terzo livello dell’Istruzione universitaria, qualificandone l’accesso e il percorso formativo;
- la riforma della docenza, distinguendo nettamente ilreclutamento dall’avanzamento di carriera, prevedendo per i neo-assunti una retribuzione piu’ elevata e una reale autonomia scientifica, anche al fine di arginare la “fuga dei cervelli”.

DIRITTO ALLO STUDIO
post pubblicato in Diario, il 19 giugno 2008



continua
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