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Tutti i tagli del ministro Gelmini - Regione per Regione
post pubblicato in Diario, il 12 maggio 2009


Fonte: MIUR

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permalink | inviato da Ottavio Romanelli il 12/5/2009 alle 11:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
25 Aprile 2009
post pubblicato in Diario, il 25 aprile 2009








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GIORNO DELLA MEMORIA 2009
post pubblicato in Diario, il 26 gennaio 2009




PER NON DIMENTICARE


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La mozione alla direzione del Pd
post pubblicato in Diario, il 20 dicembre 2008


 È un momento difficile per il Partito Democratico e per il suo progetto. Le sue difficoltà si riassumono nella distanza fra le intenzioni di rinnovamento, democrazia, partecipazione alla base del progetto originario ed effettiva costruzione del partito dalle primarie del 2007 ad oggi. Chiediamo che oggi il PD riparta da quelle intenzioni, offrendo ai propri elettori garanzie capaci di ricostruire un rapporto fortemente compromesso: le persone affezionate alle sorti della sinistra in Italia si sentono travolte e spaesate e percepiscono come sempre piú ampia la distanza tra fiducia accordata un anno fa e immagine attuale del partito: apatico, inefficace, governato da egoismi e dissensi personali e di corrente. Non è questo il PD per il quale hanno votato, non è quello che doveva e deve essere. Il PD non deve essere un cappello di rinnovamento appoggiato su strutture, meccanismi e politiche ereditate da altri partiti, altre storie, altri tempi. Non deve essere un organismo ancora centralista e sempre meno democratico. Non deve essere la ripetizione di schemi anacronistici e perdenti. Se oggi c’è una questione morale nel PD, è quella di far bene, democraticamente, una politica di sinistra, raccogliendo il consenso degli elettori grazie a un progetto efficace e vincente: è la cattiva politica ad alimentare la corruzione, è quella buona a tenerla lontana. Per queste ragioni

Chiediamo una discussione sullattuale governo del partito, attualmente affidato a due soli organismi (coordinamento e governo ombra) integralmente nominati dal segretario, però sulla base di spartizioni ed equilibri correntizi.

Chiediamo che sia rivalutata e utilizzata lassemblea; e che eventuali modifiche allo statuto siano comunque discusse solo attraverso lassemblea.

Chiediamo la democrazia interna, lorganizzazione e lavviamento di strutture intermedie e territoriali. Chiediamo, cioè, che siano rispettati statuto e codice etico del PD, spesso violati o ignorati: organi (come questo) convocati senza ordine del giorno, in orari spesso insostenibili; conflitti dinteresse piccoli e grandi.

Chiediamo che sulla prossima scadenza elettorale –le europee– la volontà di rinnovamento e di costruzione di una nuova classe dirigente passi attraverso due scelte chiare e visibili:

? Mantenere le preferenze, rifiutando qualunque modifica allattuale legge elettorale tale da limitare la scelta dei candidati da parte dei cittadini.

? Evitare pensionamenti eccellenti selezionando candidati giovani sulla base di competenze e capacità da mettere alla prova della politica europea.


Chiediamo che il PD resti fedele alla scelta delle primarie, che rinneghi le sventate marce indietro delle ultime settimane, garantendo forza e legittimazione popolare ai propri leader e candidati. In nome di questa legittimazione chiediamo a Walter Veltroni che trovino in lui condivisione e garanzia le nostre richieste, comuni ai molti che in questi mesi hanno cercato invano di riconoscere nell
immagine pubblica del PD e nelle sue scelte il progetto in cui hanno creduto e tuttora vogliono credere.


Mario Adinolfi, Giovanni Bachelet, Olga Bertolino, Cristina Comencini, Pier Giorgio Gawronski, Teresa Marzocchi, Nando Dalla Chiesa, Giulio Santagata, Martina Simonini, Luca Sofri


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permalink | inviato da Ottavio Romanelli il 20/12/2008 alle 13:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Veltroni e l'ossessione della permanenza
post pubblicato in Diario, il 18 dicembre 2008


Sul profilo Facebook, su questo blog, via sms, al cell piove l'indignazione, il sarcasmo, la rabbia per quanto sta accadendo al Partito democratico. La rete è un vulcano di parole infuocate e io provo a raccoglierle per nutrire le idee che porterò alla riunione della direzione nazionale del Pd di domani. Vorrei davvero che fosse possibile arrivare a questo importante appuntamento mescolando le riflessioni che ci agitano e per questo vi sottopongo le mie.
Io credo che la crisi che viviamo abbia la potenzialità di sfociare in un colossale naufragio per questa esperienza collettiva che è il Pd, oppure essere una grande opportunità per far nascere veramente il partito. La soluzione che Generazione U, figlia di un'altra esperienza collettiva di un qualche successo come quella della rete e del web 2.0, indica al Pd è sempre la stessa: democrazia diretta. Primarie aperte, referendum interni, protagonismo della base, rovesciamento della piramide, rinnovamento generazionale, no ad ogni involuzione oligarchica. La risposta che sembra arrivare dalla massima dirigenza del partito è sempre la stessa: chiusura a riccio, sindrome da fortino assediato, ossessione per la permanenza, elevazione a sistema dei meccanismi oligarchici, rinnovamento inefficace e attuato solo per via cooptativa.
Sui giornali si leggono ricostruzioni della riunione del coordinamento nazionale (per gli amici, caminetto) che raccontano una volontà espressa di rinunciare allo strumento delle primarie: sarebbe il tradimento definitivo del moivo fondante del Pd. Nata e legittimata dalle primarie, la segreteria Veltroni ora vuole caratterizzarsi per l'utilizzo del frangente di crisi per stringere ancora di più il controllo del partito: le nomine di Roberto Morassut qualche settimana fa alla guida del Pd del Lazio e di Massimo Brutti come commissario nella delicatissima situazione abruzzese, danno volti e nomi alla tentazione. Di contro, dalemiani e margheritini "ostili" puntano ad una sorta di condizionamento permanente della segreria veltroniana, mai amata.
Questo schema si regge tutto sul passato che ha generato il Pd. Del futuro possibile del Pd stesso nessuno si interessa. Coloro che intendono lavorare per un rinnovamento radicale, assolutamente necessario e urgente, del partito devono invece parlare di futuro. E il futuro è il modello digitale offerto dalla rete come metafora politica, dove la democrazia diretta è il perno. Nell'immediato questo vuol dire coinvolgimento di tutta la base dei simpatizzanti del Pd per la definizione delle liste per le europee con primarie aperte, ad esempio. Vuol dire anche responsabilizzazione per Veltroni e annuncio, che mi aspetto, di non essere un uomo ossessionato dalla permanenza.

Mario Adinolfi


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permalink | inviato da Ottavio Romanelli il 18/12/2008 alle 18:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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